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Jean Fournier

C'è un bel fermento a Marsannay. E a pensarci bene è il momento giusto affinché le nuove generazioni che stanno subentrando ai padri nei Domaines della più settentrionale denominazione della Côte d'Or profondano le loro migliori energie. Infatti, è ormai in dirittura d'arrivo il dossier per l'attribuzione dello status di "Premier Cru" ad una buona dozzina di vigne del comprensorio (comuni di Couchey, Marsannay-La-Côte e Chenôve), che a tutt'oggi ne è sprovvisto, caso unico in Borgogna se si eccettua la puntiforme AOC "Saint Romain", molto più a Sud. In questo lavoro di valorizzazione di un terroir in effetti originale, tanto da ospitare la sola AOC specifica di vino rosato della regione (il Marsannay Rosé), uno dei giovani in prima linea è il trentenne Laurent Fournier, figlio di Jean; che la famiglia sia nel vino da qualche tempo lo attestano documenti che parlano dei "Fournier vignaioli a Marsannay sotto il regno di Luigi XIII"... morto nel 1643! Tre secoli e mezzo dopo, nel 2003, è toccato a Laurent prendere in mano le redini dell'azienda (16 ettari) distinguendosi subito come vinificatore di raro talento. Il regime di conduzione viticolturale è biologico; si arriverà - dice Laurent - progressivamente al biodinamico. Le uve soggiacciono ad una doppia passata di cernita prima di una vinificazione dolce e "non interventista"; i tempi di macerazione e di "elévage" sono dilatati, in media rispettivamente 21 giorni e 18/20 mesi; fatto molto raro in Borgogna, la maturazione dei vini avviene per larga parte in "demi-muids", cioè botti da 600 litri, e non nelle classiche pièces da 228: si tratta dei contenitori di maturazione più grandi che abbiamo visto per vini da Pinot Noir nell'intera Côte. Alla fine, da questo protocollo Laurent ottiene rossi che faranno parlare di sé: sono profumatissimi, profondi e opulenti restando però lievi, eleganti, sapidi, deliziosi da bere, quale che ne sia la denominazione di appartenenza.

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